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First 36: le due versioni, il progetto, le interviste

Una vera e propria joint venture tra architettura, innovazione e design è quello che ha dato vita al nuovo First 36, la più lunga barca a vela della linea First di Bénéteau, frutto della sinergia di un team di esperti che con il cantiere francese ha una lunga storia di collaborazione e con il team del cantiere sloveno Seascape. 

Dopo il lancio del First 14, ideale per veleggiare vicino alle spiagge, e del First 24 e First 27 per la crociera veloce, il First 36 si presenta come una barca perfettamente equilibrata tra la necessità di spazio e comfort e le grandi prestazioni delle barche da regata.

First 36: i punti di forza

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Il First 36 raccontato dai suoi progettisti e designer

Oggi raccontiamo il nuovo First 36 da quattro punti di vista, quello dei professionisti che, insieme al loro staff, hanno lavorato insieme dal progetto alla produzione della barca: 

A capo del progetto ritroviamo Kristian Hajnšek, direttore tecnico e co-fondatore di Seascape.

La struttura del Beneteau First 36: intervista a Giovanni Belgrano per Pure Design & Engineering

Giovanni Belgrano è un velista appassionato. Italiano di nascita, si trasferisce nel 1979 in Inghilterra per studiare e da lì inizia il suo percorso all'interno della Facoltà di ingegneria, fino ad approdare ai cantieri navali, dove passerà la maggior parte della sua carriera fino ad oggi. Tra i progetti che lo hanno visto protagonista rientrano diverse barche da regata (TP52, Beau Geste 80, Comanche 100...) e ben 6 campagne di Coppa America tra cui anche la ultima con Team INEOS - UK, nonché superyacht, barche di salvataggio e altri applicazioni di tipo industriale. Oggi il suo nome è legato a quello di PURE Design & Engineering, un team di ingegneri di struttura che si occupa di progetti specializzati come il First 36.

Quali progetti hai realizzato e qual è il tuo preferito?

Beh, ho fatto cinque o sei campagne per l'America's Cup, ed è quasi come riprendere un dottorato ogni volta. È un'esperienza molto intensa, molto immersiva. È un lavoro di squadra in cui non vedi l'ora di alzarti la mattina per andare a lavorare. Ma ce ne sono anche altri, come la progettazione del primo Maxi composito. Ad essere sincero, mi piace praticamente tutto. Semplicemente adoro quelle barche.

Hai menzionato i compositi e altre tecnologie di nuovo sviluppo. Puoi dirmi qualcosa di più su come questo ha cambiato l'industria cantieristica navale?

Sì, è molto interessante. L'altro giorno stavo parlando con la leggenda della vela Brian Thompson, che è uno dei più versatili navigatori d'altura. Stavamo dicendo che quando guardi la mia barca, che ha 82 anni, sai che i progettisti di allora farebbero la stessa cosa di noi oggi se avessero a disposizione gli stessi materiali e la tecnologia che abbiamo noi.
I materiali, la comprensione e le configurazioni strutturali ci hanno davvero permesso di fare la differenza negli ultimi 20 anni. Grazie ad alcune invenzioni e alla tecnologia che utilizziamo oggi, è possibile realizzare parti molto più leggere, e quindi fare cose che altri avrebbero voluto fare, ma che prima non erano possibili.

Questa nuova tecnologia può essere applicata alle barche di produzione, e se sì come?

Non è facile, ma veniamo consultati sempre di più spesso. Abbiamo tre o quattro progetti come il 36, ma la produzione deve essere buona perché si possa concretizzare. Ovviamente, la ricerca aumenta un po' il costo complessivo e bisogna essere molto ben organizzati ed efficienti perché sia fattibile. Se i cantieri formano una squadra competente come abbiamo fatto per il 36, possiamo davvero lavorare su questo tipo di progetto e realizzarlo.

Com'è stato lavorare nel team del First 36?

Beh, ad essere onesti, il Team di Seascape ha fatto un ottimo lavoro di coordinamento con noi. Matic (Lenaršić) e i ragazzi del cantiere hanno fatto da collegamento e garantito che la comunicazione fosse fluida in entrambe le direzioni, quindi sono loro che ci hanno unito. Avevamo già lavorato con Sam e con Lorenzo prima, quindi è stato abbastanza fluido, ma nulla sarebbe stato possibile senza il coinvolgimento del Team Seascape.

In che modo la tecnologia acquisita su progetti di più ampie dimensioni si può applicare a una barca di serie?

Gli strumenti e i metodi di calcolo sono gli stessi sia per l'America's Cup che per i First 36. Ci sono ovviamente meno interazioni e il materiale di costruzione è diverso. Cerchiamo quindi il miglior compromesso possibile, e la nostra esperienza e i nostri strumenti ci permettono di raggiungere le prestazioni desiderate.

Quali sono i vantaggi di questa nuova tecnologia per la crociera? Perché la velocità è importante?

Il punto è che se una barca è comoda, navigherai di più e uscirai più spesso. In mare, sarai a vela per la maggior parte del tempo, piuttosto che usare il motore o una combinazione vela/motore. E così, se la barca va più veloce, le traversate saranno più brevi e più piacevoli.

In che modo questa barca è diversa dalle altre imbarcazione da crociera ad alte prestazioni?

Siamo arrivati al peso che ci eravamo prefissati, e questo, abbinato alla forma dello scafo, la rende una barca con prestazioni assolutamente rispettabili. Ci sono molte barche che sostengono di offrire buone prestazioni, ma se sono troppo pesanti non saranno comode.

I First sono sempre stati ragionevolmente performanti nella loro categoria, quindi in un certo senso non si tratta di un cambiamento drastico, ma piuttosto di una continuità che abbiamo cercato di migliorare ulteriormente. 

Che tipo di barca pensi possa competere con questa?

È interessante, perché penso che sarà molto più vivace e leggera di tante altre barche sul mercato, sarà molto più dinamica. Fa da collegamento tra le barche da regata e quelle da crociera per famiglie. Non avrà le prestazioni di una pura barca da regata, ma ci andrà vicino. E il volume interno non è stato sacrificato. Sarà un vero piacere navigare su una barca del genere.

Qual è la caratteristica più importante del 36 secondo te?

Penso che la forma dello scafo sia abbastanza nuova per una barca di questo tipo e dimensioni. Sarà una barca molto vivace, molto emozionante con cui navigare. 

Quindi sì, la forma dello scafo e ad essere sincero, sono abbastanza soddisfatto di quello che abbiamo fatto. Siamo riusciti a mantenerla sufficientemente leggera. Sarà bella, leggera e rigida, molto meglio di molte barche di queste dimensioni. 

Puoi descrivere questa barca con una frase?

Beh, è un nuovo look, è un nuovo approccio. Quindi non so davvero come classificare questo First 36. Non è una barca sportiva, perché non è destinata solo alle gare, ci puoi fare sicuramente anche una crociera. Con una sola frase?

È una barca a vela ad alte prestazioni.


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Cristiano Lombardo"Sp Systems.
Ricordo che, erano gli inizi degli anni 80, tutta la "Vela" del Salone Nautico si declinava al chiuso nel vecchio padiglione "B" e che le società di forniture di attrezzatura, cime, accessori ed elettronica (Harken, Barbarossa, Ronstan, Autohelm ...) erano nella "piccionaia" al piano superiore.
A un certo punto la Deck Marine, importatore dei winchs Barient e di Autohelm, ha presentato anche la SP Systems che esponeva dei materiali compositi e delle colle particolari. Ma il loro valore aggiunto fu fornire gli studi strutturali, la ingegnerizzazione e quant'altro necessario per realizzare una barca in composito.
A quei tempi eravamo agli albori e ancora molti erano dell'idea che per costruire una barca da regata competitiva (leggera, rigida, resistente) il materiale più adatto fosse l'alluminio; erano i tempi di Almagores, Yena, Mandrake costruiti da Chuck Sadler ai Cantieri di Chiavari.
Ancora oggi non tutti gli studi di progettazione navale hanno al loro interno un ingegnere, un team specializzato nelle strutture, a quei tempi forse solo lo studio Bruce Farr®️ & Associates aveva le competenze al suo interno, per cui una azienda che fornisse calcoli strutturali e materiali speciali andò a colmare con successo un vuoto nel mercato."

Cristiano Lombardo, CEO Columbus Yachting, Bénéteau Dealer 


L'architettura navale del First 36: intervista a Samuel Manuard.

first36 cruising first36 race
First 36 versione cruising
First 36 versione racing

Samuel Manuard è uno dei nomi più importanti dell'architettura navale mondiale. Il suo nome è legato soprattutto all'attività di produzione nella Classe 40 e nella IMOCA, principalmente quindi nella regata offshore. Per dare un'idea della qualità dei suoi progetti, basta dire che nell'ultima edizione della Rolex Fastnet Race 2021, le prime sei barche posizionate in classifica erano tutte figlie di suoi disegni. La collaborazione con Bénéteau inizia in realtà da Seascape, cantiere sloveno ora assorbito dal gruppo francese; suo è il disegno del Seascape 24, che nel 2016 vince il premio European Boat of the Year. Dal 2018 si occupa dell'architettura di tutta la linea First di barche Bénéteau, mutuata proprio dalla precedente Seascape, dando vita ai progetto del First 14, First 24, First 27 e delle rispettive versioni SE, a cui si somma una quarta versione da 18 piedi. 

Ciao Sam, puoi presentarti?

Mi chiamo Sam Manuard, ho quasi 50 anni quindi direi che sto iniziando ad avere un po' di esperienza (ride). Sono un architetto navale e progetto barche. Negli ultimi dieci anni ho associato la mia attività di architetto a quella di regatante d'altura.

Come hai iniziato ad andare in barca a vela?

È una passione di famiglia. Mio nonno ha costruito una barca di compensato anche se non viveva nemmeno vicino al mare. Poi ha trasmesso il suo interesse a mio padre e lui ha costruito una barca in acciaio, quindi mi interesso di questo genere di cose fin dall'infanzia. Da bambino seguivo da vicino la costruzione in giardino... Quella barca è stata poi varata e siamo andati in barca a vela con la famiglia in Bretagna, poi nell'Atlantico. È così che ho scoperto la vela, il design e la vita in barca.

Quando hai sentito parlare per la prima volta del First?

È stato sempre durante la mia infanzia. I First festeggiano il loro 45° compleanno quest'anno, quindi penso di aver visto i primi quando è stata lanciata la gamma. Era davvero una barca high-tech, molto slanciata, con dei grandi oblò che le davano un aspetto molto cool con un'estetica molto raffinata.

In cosa questo First è diverso dalle generazioni precedenti?

Le nuove barche hanno più volume perché l'evoluzione delle forme nel corso delle generazioni mira ad aumentare la stabilità dello scafo. Le forme sono più potenti e più voluminose sopra la linea di galleggiamento. Questo offre spazio all'interno, ma consente anche di avere un ampio pozzetto, quindi una superficie di manovra più ampia anche all'ancora per un uso familiare. Questo sviluppo derivato dalle regate d'altura è la differenza principale e troveremo questa evoluzione sul First 36.

Questo nuovo modello condivide meno cose con i vecchi First?

No, il nuovo First 36 mantiene le stesse promesse delle generazioni precedenti. È una barca semplice che offre molte sensazioni, va veloce e regala un buon livello di comfort. È quindi assolutamente in linea con i suoi predecessori.

Per te, quali erano le barche concorrenti dei primi First e quali sono quelle di oggi?

All'epoca erano davvero un passo avanti e non credo che avessero molta concorrenza allora. Oggi la partita è più dura, comunque non vedo un concorrente diretto del First 36.

Come ti sei sentito a far parte del team responsabile della progettazione dei nuovi First?

È stato veramente un grande onore perché come architetto navale avevo due grandi obiettivi: il primo era progettare un IMOCA e lo faccio dal 2020 con L'Occitane di Armel Tripon che ha corso la Vendée Globe. E il secondo era di progettare una barca di serie rivolta a un vasto pubblico come il First 36. È motivo di grande orgoglio per me lavorare con un marchio come BENETEAU e ne sono molto contento.

La modalità collaborativa era nuova per te?

Lavorare in "design team" è normale in IMOCA, ma per il First 36 il team era molto più numeroso rispetto a quando abbiamo lanciato il Seascape 18/First 18 SE all'inizio del cantiere. Abbiamo affrontato le diverse fasi della progettazione in modo molto più organizzato: PURE ha curato la struttura, GIGO soprattutto il design interno, Lorenzo si è occupato del design del ponte e dello stile esterno, mentre io mi sono concentrato sull'architettura navale. Siamo diventati molto più organizzati nel modo in cui affrontiamo i vari problemi di progettazione. Avevamo Pure che si occupava dell'ingegneria strutturale, GIGO che sviluppava il design degli interni, Lorenzo Argento che era responsabile del design del ponte e dello stile esterno. Per quanto mi riguarda, mi sono concentrato sull'architettura navale. Sono un sacco di persone, ma è stato fantastico lavorare con un team così talentuoso.

Puoi spiegarci in cosa consisteva il tuo lavoro sul First 36?

Sono responsabile della forma generale, della configurazione delle appendici e del piano velico, in modo che la barca sia ben bilanciata e funzioni bene. Avrà sicuramente potenza, ma sarà comunque facile da usare.

Da dove hai tratto ispirazione per il First 36?

Ho attinto sicuramente dall'esperienza acquisita sui Class 40. Ci sono una serie di somiglianze: sono monoscafi, con una chiglia fissa, due timoni e il sartiame non è poi così diverso. Le cose che ho imparato durante la progettazione e la navigazione sui vari Class 40 mi hanno quindi aiutato a disegnare la forma dello scafo e l'equilibrio generale del First 36.

Che tipo di esperienza di navigazione ti aspetti da questa barca?

Una nuova esperienza perché abbiamo davvero curato la costruzione per una barca di serie di queste dimensioni. Ovviamente è infusa e abbiamo cercato di renderla il più leggera possibile.

L'idea è che plani veloce, il che è una novità rispetto ai First precedenti. Grazie a questa capacità di planare dovremmo riuscire ad andare molto veloci, più veloci dei nostri predecessori che invece erano scafi dislocanti. Il First 36 mantiene comunque lo stesso DNA che consente di combinare crociera e prestazioni. Con un po' più di tecnologia per una nuova esperienza.

Puoi riassumere il nuovo First 36 in una frase?

Il nuovo First 36 sarà una barca super. Una barca veloce, ricca di sensazioni pur restando navigabile e sicura.


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Il design del First 36: intervista a Luka Stepan per GIGO Design

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Interni First 36 Interni First 36

Luka Stepan è uno dei progettisti coinvolti da Seascape e Bénéteau nella realizzazione del nuovo First 36. Il team, GIGO Design, raccoglie professionisti del design navale nella sede di Lubiana, in Slovenia, fucina di idee innovative al servizio del comfort dell'uomo in mare.

Puoi dirci brevemente che cosa significa GIGO?

GIGO sta per "Garbage In Garbage Out": il nostro compito è quello di analizzare il sentiment e gli input dei clienti per creare un design sì di stile, ma anche efficiente e ragionevole, nonché economico. 

È questo il processo che avete applicato per il nuovo First?

Per lo sviluppo del First 36 abbiamo adottato un approccio piuttosto "co-creativo", che ha incluso anche gli armatori provetti durante tutto il processo. Abbiamo infatti condotto ricerche approfondite sulle loro aspettative fin all'inizio del progetto, e partendo da questi dati abbiamo costruito un modello passo passo. Tra le altre cose, abbiamo riprodotto una timoneria in scala 1 per provare realmente la sensazione di navigare il nuovo First! Questo fa capire come sono stati accuratamente testati dei nuovi approcci prima di arrivare al risultato finale della progettazione.

Fai parte del grande team che ha lavorato su questa barca. Puoi dirci qualcosa in più a questo proposito?

Penso che questo sia uno dei migliori team che si possano immaginare. Mettere insieme tutte queste competenze dimostra la responsabilità di tutti a far sì che il marchio First mantenga il posto che deve occupare.

È il vostro primo progetto nautico?

No, abbiamo collaborato con Seascape nella progettazione del 27SE. Poi abbiamo lavorato sul 24, sul 14, sul 27 e ora sul First 36.

In cosa il 36 è diverso dal 27?

Si tratta di due barche molto diverse. Dato che il 27 è una barca "piccola", abbiamo dovuto ottimizzare gli spazi ricorrendo a soluzioni ingegnose. Abbiamo riproposto certe idee, ma l'obiettivo era molto diverso per il 36, ovvero ottenere il maggior comfort possibile per gli utilizzatori rispettando l'obiettivo delle prestazioni.

E come ci siete arrivati?

In sostanza, non c'è nessun dettaglio superfluo. Su questa barca c'è soltanto quello che deve esserci, né di più né di meno.

Che tipo di esperienza avevate in mente quando avete progettato questa barca?

Volevamo che la barca si comportasse bene in tutti gli scenari, quindi doveva essere in grado di passare rapidamente da un uso molto sportivo ad uno relativamente semplice e cioè a qualcosa di più adatto alle famiglie, ma comunque anche avere la possibilità di essere utilizzata da una sola persona, ecc. Abbiamo cercato di pensare a tutti coloro che possono utilizzare questa barca, dai bambini agli adulti, bisogna sempre fare attenzione ai dettagli.

Se dovessi dire in poche parole cosa rappresenta il marchio First?

Direi che il marchio First rappresenta la vela nella sua più pura essenza.

Cosa deve offrire il First moderno?

Penso che debba essere soprattutto facile da usare: in navigazione, ma anche in rada o a bordo. Deve essere pratico, funzionale, in modo da potersi concentrare sull'effettiva esperienza della navigazione.

Qual è la caratteristica essenziale del nuovo First secondo te?

Direi che è il legame tra l'esterno e l'interno, soprattutto la flessibilità degli allestimenti. Abbiamo passato molto tempo a cercare di capire come le persone usano la barca quando sono all'interno, e questo ci ha dimostrato che ci sono alcune idee sbagliate nel settore. 

Dicci qualcosa di più sul risultato di questo approccio.

Una delle principali innovazioni del First 36 è il suo bagno. Ci è voluto molto tempo per riuscire a decidere di che tipo di bagno le persone hanno veramente bisogno e quanto spazio dovrebbe occupare. Abbiamo incluso molte funzioni salvaspazio, in modo che il suo ingombro interno rispetto all'abitacolo sia molto più piccolo. Ciò consente di lasciare più spazio all'abitabilità.

Perché questo allestimento rappresenta qualcosa di specifico?

Abbiamo voluto trovare come riorganizzare le cabine, il salone e la cucina. Il punto specifico è determinato dalla posizione del bagno. Abbiamo pensato molto alla qualità degli spazi, e i bagni si trovano generalmente nella zona più qualitativa della barca a vela. Perciò abbiamo deciso di spostarlo in un'area in cui sia comunque utilizzabile, ma dove non occupa il miglior spazio nell'imbarcazione.

In cosa il 36 si differenzia dalla concorrenza?

Penso che il 36 offra più flessibilità rispetto alle altre barche. Non è certamente una barca per un solo utilizzo. Dalle approfondite ricerche che abbiamo condotto prima di iniziare il processo di progettazione, abbiamo compreso che le barche non vengono utilizzate per le regate o per le vacanze e le crociere: in realtà è una combinazione di tutte e tre. E il 36 vuole collocarsi in quella posizione ideale, dove non compromette nessuno di quegli utilizzi ma offre qualcosa di nuovo, qualcosa di più, qualunque sia l'uso che se ne fa in quel momento.

Uno slogan per il nuovo First?

Il nuovo First è la barca a vela ad alte prestazioni più facile da usare.  


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fonti e credits: seascape-edition.com, beneteau.com

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